I crolli dei mercati azionari mondiali sono sempre piu' strettamente correlati tra loro, e le economie dei paesi emergenti seguiranno le nazioni sviluppate in una "rigida recessione": questo il parere del famoso professore dell'Universita' di New York Nouriel Roubini.
Secondo Roubini la crescita economica cinese scendera' sotto il 5% e gli Stati Uniti perderanno sei milioni di posti di lavoro. L'economia americana si espandera' al massimo dell'1% nel 2010, afflitta dalla contrazione delle spese dei privati, mentre il tasso di disoccupazione crescera' almeno del 9%.
"Non c'e' nessun posto dove nascondersi", racconta a Bloomberg Television Roubini, professore di economia alla Stern School of Business di NY, che aveva previsto la crisi finanziaria. "Per la prima volta in decenni abbiamo una recessione globale sincronizzata. I mercati sono diventati perfettamente legati tra loro e cosi' anche le economie. Non e' il classico tipo di recessione di minore entita'".
Il professore suggerisce al governo Usa che dovrebbe nazionalizzare le banche principali perche' le perdite supereranno gli asset, avvicinando lo spauracchio della bancarotta. Gli istituti bancari potrebbero essere poi privatizzati un'altra volta in due o tre anni. Il professore ha confermato la sua previsione, secondo cui le perdite finanziarie statunitensi piu' che triplicheranno a $3.6 mila miliardi e che l'azionario globale brucera' il 20% nel 2009.
"Nessuno e' a favore di una statalizzazione a lungo termine del sistema bancario , ma se non lo si fa si finira' come il Giappone dove sono state mantenute in vita per dieci anni banche 'zombie' che non sono mai state ristrutturate" ha aggiunto Roubini. "Sara' ancora peggio. Quindi e' meglio ripulire, nazionalizzare le banche e venderle poi al settore privato"
Negli anni '90 il governo giapponese esito' a intervenire in tempo per risolvere la crisi finanziaria e poi fini' per incontrare molte difficolta' a far ripartire la crescita e combattere la deflazione, in quel periodo meglio noto come "Decennio Perduto".
Un altro suggerimento dell'economista e' quello di possedere cash o titoli del debito del Tesoro a breve termine, perche' i bond garantiscono rendimenti molto alti e sono economici rispetto ai relativi titoli azionari.
Roubini aveva previsto la crisi a luglio del 2006. A febbraio dell'anno scorso ha poi parlato di un disastro di proporzioni "catastrofiche" in arrivo, che i banchieri centrali non sarebbero riusciti a prevenire e che avrebbe portato al fallimento di molte banche e ad un "netto calo" dell'azionario. Da allora Bear Stearns e' stata ceduta e Lehman Brothers e' fallita, spingendo da un lato le banche ad accumulare contanti e dall'altro impedendo di fatto ad aziende e famiglie di avere accesso al capitale.
(WallStreetItalia.com)
giovedì 29 gennaio 2009
Almeno qualcuno assume
Il Low cost di qualità batte la crisi. Il gigante svedese della moda «cheap» Hennets & Mauritz, più conosciuto come H&M, ha terminato l'esercizio 2008 (chiuso il 30 novembre) con un utile in rialzo del 12,5% a 15,29 miliardi di corone svedesi (1,44 miliardi di euro). In crescita anche il giro d'affari a 88,53 miliardi di corone svedesi (8,3 miliardi di euro) con un progresso del 13%. Bene anche l'ultimo trimestre settembre-novembre che ha registrato ricavi in aumento del 15,3% e utili in crescita del 9,4%. L'utile netto per l'intero anno si è attestato a 15,294 miliardi di corone (1,45 miliardi di euro) in crescita del 12,55% rispetto a un anno prima. Sulla base di queste performance, il Consiglio di amministrazione proporrà agli azionisti un dividendo da 15,50 corone per ogni azione (1,47 euro). In aumento del 10,7 per cento rispetto al livello dello scorso anno.
Per il 2009 «le prospettive restano positive», sottolinea la società che prevede di assumere 6-7mila persone. Per il mese che si sta chiudendo H&M precisa di attendersi un aumento dell'8% sul fatturato, mentre a partire da febbraio, iniziando dai paesi scandinavi, lancerà la sua nuova linea di corredi tessili per la casa, H&M Home. Sulla base degli ultimi dati disponibili, a livello globale la società conta 53.430 addetti, contro i 47.029 di un anno prima, di cui 4.924 in Svezia. Secondo gli analisti, l'exploit della catena di abbigliamento si spiega con il fatto che, a causa della crisi, anche le persone che prima facevano shopping in negozi costosi hanno dovuto ripiegare su marchi più economici, anche se sempre di qualità.
(Sole 24 Ore di giovedì 29 gennaio 2009)
Per il 2009 «le prospettive restano positive», sottolinea la società che prevede di assumere 6-7mila persone. Per il mese che si sta chiudendo H&M precisa di attendersi un aumento dell'8% sul fatturato, mentre a partire da febbraio, iniziando dai paesi scandinavi, lancerà la sua nuova linea di corredi tessili per la casa, H&M Home. Sulla base degli ultimi dati disponibili, a livello globale la società conta 53.430 addetti, contro i 47.029 di un anno prima, di cui 4.924 in Svezia. Secondo gli analisti, l'exploit della catena di abbigliamento si spiega con il fatto che, a causa della crisi, anche le persone che prima facevano shopping in negozi costosi hanno dovuto ripiegare su marchi più economici, anche se sempre di qualità.
(Sole 24 Ore di giovedì 29 gennaio 2009)
venerdì 9 gennaio 2009
Formigoni: la compagnia di bandiera ha abbandonato il 70% delle rotte. Penati: apriamo al mercato
«Così ci riducono ad un deserto»
Gli enti locali milanesi chiedono la liberalizzazione dei voli
MILANO. Sulla carta sarebbe dovuto diventare il secondo hub italiano e, per questo, sono stati investiti miliardi di euro. Invece lo scalo varesino di Malpensa si avvia alla “desertificazione”, per usare le parole del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Alitalia ha abbandonato più del 70% delle sue rotte e al controllo passeggeri sono sparite le code, così come non c’è la ressa nella sala degli arrivi. Ieri, mentre a Roma Umberto Bossi cercava di spiegare al premier Silvio Berlusconi le “ragioni del nord”, all’aeroporto di Malpensa il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati (a capo di una giusta di centro-sinistra) ha riunito istituzioni (c’erano i presidenti delle province di Novara, Varese, Verbania), imprenditori, sindacati e consumatori. La richiesta è una sola: liberalizzazione dei voli. «I voli non più esercitati da Alitalia - ha spiegato Penati - siano messi a disposizione di altre compagnie. Chiediamo un regime di open-sky (cielo-aperto) che esiste già all’interno dell’Unione europea. Un regime che garantirà un servizio qualificato all’area più sviluppata del paese e tariffe più basse per i passeggeri». Penati non ha risparmiato attacchi al governo. «Non è possibile - ha detto - che vengano fatte scelte per proteggere il piccolo monopolista che è Cai. Tra l’altro Cai è una società privata e Alitalia non è più la compagnia di bandiera. La nuova Alitalia faccia le scelte che ritiene più opportune, ma questo territorio deve essere libero di scegliere le compagnie aeree che vuole, per collegare la Lombardia al resto del mondo». Dalle parole del presidente della Provincia anche un po’ di ironia sul “patriottismo” degli azionisti di Cai che Berlusconi, appunto, non aveva esitato a chiamare “patrioti”. «Dovevano salvaguardare l’italianità - ha detto - attraverso voli internazionali e intercontinentali. In realtà nel loro piano ci sono ben 99 voli alla settimana per il Charles De Gaulle di Parigi, praticamente negli orari di punta uno all’ora da Milano e da Roma. E Cai prenderà anche delle percentuali da Air France sui passeggeri italiani trasportati a Parigi per viaggiare poi sui loro aerei». «Il futuro di Malpensa - e Penati smette l’ironia per concentrarsi su una situazione certamente difficile - è il point to point. Pensate che negli Stati Uniti c’è un solo hub che è ad Atlanta e non a New York. Con la liberalizazione dei diritti di volo sarà rivisto anche il concetto di hub». «Non dico - ha aggiunto - che i diritti di volo devono essere liberalizzati solo per Malpensa, ma per tutto il Paese. Bisogna uscire dalla logica localistica e andare verso una logica di mercato. Se sarà così, anche aeroporti come Venezia e Pisa, che attraggono il turismo americano, potranno avere notevoli sviluppi, mentre Milano potrà continuare a sviluppare il suo mercato business».
Gigi Furini
«Così ci riducono ad un deserto»
Gli enti locali milanesi chiedono la liberalizzazione dei voli
MILANO. Sulla carta sarebbe dovuto diventare il secondo hub italiano e, per questo, sono stati investiti miliardi di euro. Invece lo scalo varesino di Malpensa si avvia alla “desertificazione”, per usare le parole del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Alitalia ha abbandonato più del 70% delle sue rotte e al controllo passeggeri sono sparite le code, così come non c’è la ressa nella sala degli arrivi. Ieri, mentre a Roma Umberto Bossi cercava di spiegare al premier Silvio Berlusconi le “ragioni del nord”, all’aeroporto di Malpensa il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati (a capo di una giusta di centro-sinistra) ha riunito istituzioni (c’erano i presidenti delle province di Novara, Varese, Verbania), imprenditori, sindacati e consumatori. La richiesta è una sola: liberalizzazione dei voli. «I voli non più esercitati da Alitalia - ha spiegato Penati - siano messi a disposizione di altre compagnie. Chiediamo un regime di open-sky (cielo-aperto) che esiste già all’interno dell’Unione europea. Un regime che garantirà un servizio qualificato all’area più sviluppata del paese e tariffe più basse per i passeggeri». Penati non ha risparmiato attacchi al governo. «Non è possibile - ha detto - che vengano fatte scelte per proteggere il piccolo monopolista che è Cai. Tra l’altro Cai è una società privata e Alitalia non è più la compagnia di bandiera. La nuova Alitalia faccia le scelte che ritiene più opportune, ma questo territorio deve essere libero di scegliere le compagnie aeree che vuole, per collegare la Lombardia al resto del mondo». Dalle parole del presidente della Provincia anche un po’ di ironia sul “patriottismo” degli azionisti di Cai che Berlusconi, appunto, non aveva esitato a chiamare “patrioti”. «Dovevano salvaguardare l’italianità - ha detto - attraverso voli internazionali e intercontinentali. In realtà nel loro piano ci sono ben 99 voli alla settimana per il Charles De Gaulle di Parigi, praticamente negli orari di punta uno all’ora da Milano e da Roma. E Cai prenderà anche delle percentuali da Air France sui passeggeri italiani trasportati a Parigi per viaggiare poi sui loro aerei». «Il futuro di Malpensa - e Penati smette l’ironia per concentrarsi su una situazione certamente difficile - è il point to point. Pensate che negli Stati Uniti c’è un solo hub che è ad Atlanta e non a New York. Con la liberalizazione dei diritti di volo sarà rivisto anche il concetto di hub». «Non dico - ha aggiunto - che i diritti di volo devono essere liberalizzati solo per Malpensa, ma per tutto il Paese. Bisogna uscire dalla logica localistica e andare verso una logica di mercato. Se sarà così, anche aeroporti come Venezia e Pisa, che attraggono il turismo americano, potranno avere notevoli sviluppi, mentre Milano potrà continuare a sviluppare il suo mercato business».
Gigi Furini
USA: OCCUPAZIONE, PERSI 524.000 POSTI DI LAVORO
di WSI
La crisi del mercato del lavoro si avvita su se’ stessa, altro disastro nel mese di dicembre. Deluse le attese degli economisti che erano per una perdita di 500 mila posti. Tasso di disoccupazione al 7.2%. Peggior anno dalla Seconda Guerra Mondiale.
-->Nel mese di dicembre l'occupazione nel settore non agricolo negli Stati Uniti e' diminuita di 524 mila unita’. Si tratta di una contrazione dell'occupazione per il dodicesimo mese consecutivo. Il dato dello scorso mese e’ stato rivisto al ribasso da -533 mila unita’ a -584.000.
Lo ha reso noto il Dipartimento del Lavoro.
Il dato si e' rivelato peggiore rispetto alle stime degli economisti. Gli analisti si aspettavano in media una perdita di 500.000 posti. Cio' chiude il 2008 con il maggior numero di licenziamenti dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, ciao' dal 1945. Resta pessimista il manager di Pimco, Bill Gross, secondo cui prima di una ripresa economica gli Stati Uniti vedranno svanire ancora diversi milioni di posti. Allarmista anche Rob Carnell, economista di ING: "Tra qualche tempo le perdite di posti di lavoro supereranno la soglia di un milione su base mensile".
Il tasso di disoccupazione e’ balzato al 7.2% dal 6.8% dello scorso mese (rivisto da 6.7%), massimo assoluto degli ultimi 16 anni. Le attese erano per un rialzo pari a +7.00%. Il salario orario su base mensile e’ cresciuto dello 0.3%, oltre le attese (+0.2%).
di WSI
La crisi del mercato del lavoro si avvita su se’ stessa, altro disastro nel mese di dicembre. Deluse le attese degli economisti che erano per una perdita di 500 mila posti. Tasso di disoccupazione al 7.2%. Peggior anno dalla Seconda Guerra Mondiale.
-->Nel mese di dicembre l'occupazione nel settore non agricolo negli Stati Uniti e' diminuita di 524 mila unita’. Si tratta di una contrazione dell'occupazione per il dodicesimo mese consecutivo. Il dato dello scorso mese e’ stato rivisto al ribasso da -533 mila unita’ a -584.000.
Lo ha reso noto il Dipartimento del Lavoro.
Il dato si e' rivelato peggiore rispetto alle stime degli economisti. Gli analisti si aspettavano in media una perdita di 500.000 posti. Cio' chiude il 2008 con il maggior numero di licenziamenti dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, ciao' dal 1945. Resta pessimista il manager di Pimco, Bill Gross, secondo cui prima di una ripresa economica gli Stati Uniti vedranno svanire ancora diversi milioni di posti. Allarmista anche Rob Carnell, economista di ING: "Tra qualche tempo le perdite di posti di lavoro supereranno la soglia di un milione su base mensile".
Il tasso di disoccupazione e’ balzato al 7.2% dal 6.8% dello scorso mese (rivisto da 6.7%), massimo assoluto degli ultimi 16 anni. Le attese erano per un rialzo pari a +7.00%. Il salario orario su base mensile e’ cresciuto dello 0.3%, oltre le attese (+0.2%).
mercoledì 10 settembre 2008
Carne da mobbing
Per troppo tempo è stato vessato dall'azienda in cui lavorava con contestazioni disciplinari ingiustificate, controlli pressanti sulla sua persona, cambiamenti peggiorativi di mansione e orario. Un atteggiamento “mobbizzante” del datore di lavoro gli ha causato l'insorgere di disturbi di natura psicologica, che l'hanno costretto a lunghi periodi di malattia.
Proprio il superamento dei termini di assenza dal lavoro ha consentito all'azienda di licenziarlo. Il lavoratore, un macellaio 57enne di III livello alle dipendenze di Bennet spa (ccnl commercio, prima contratto a termine e poi a tempo indeterminato, dipendente della sede di Brugherio), ha quindi fatto ricorso davanti al Tribunale di Monza (Sezione Lavoro), assistito dall'Ufficio Vertenze della Cgil Monza e Brianza e dall'avvocato Caterina Casula.
Il giudice Maria Cella ha accolto tutte le sue richieste, dichiarando illegittimi il licenziamento e le sanzioni disciplinari, iniziate quando il lavoratore si è iscritto al sindacato di categoria (FILCAMS CGIL) ed è stato eletto nella rappresentanza sindacale unitaria.
Il giudice ha condannato Bennet spa a reintegrare il lavoratore nella propria mansione, nonché a risarcirgli un danno pari a 616,18 euro mensili dalla data del licenziamento a quella del reintegro. Bennet spa, inoltre, dovrà rimborsare al lavoratore 1032,39 euro per le sanzioni disciplinari illegittime, 11895 euro come riconoscimento del danno non patrimoniale e 4500 euro per le spese legali.
Daniele Bianchi
fonte: Cronaca Qui, 9 set 2008
martedì 20 maggio 2008
Guadagno pari a zero
Ecco perchè ho aderito volentieri all'iniziativa per combattere lo sfruttamento degli stagisti in redazione (vedi post sotto). Gli editori hanno trovato un altro sistema per risparmiare, o per guadagnare di più. Una volta nei giornali si facevano le "sostituzioni", cioè assunzioni di giornalisti a tempo determinato in sostituzione di altri assenti per malattia, ferie, maternità, aspettative, ecc.. Adesso ci siete voi, gli stagisti. Dovete fare gli stage? Dovete imparare? Eccoci qui. Mi viene in mente un mio amico che, molti anni fa, faceva l'aiutante di un meccanico. Ebbene, il suo guadagno non gli permetteva di comprare il sapone sgrassante per le mani e per lavare la tuta da lavoro. Sono passati 50 anni da allora e il vostro guadagno è ancora più basso. E' pari a zero.
Ho anche scaricato da internet un elenco delle aziende "virtuose" che pagano qualcosa agli stagisti (perchè la maggior parte non paga niente). Ci sono società che offrono 1000 euro (per la verità una sola, la Magneti Marelli) per poi scendere a 900, 800, 550, 400 euro e così via. Qualche società offre anche i ticket restaurant o, bontà loro, ti fa sedere alla mensa aziendale. Posso dire un'altra cosa? Nelle redazioni c'è anche tanta gente che non fa niente. Parla, discute, chiacchiera, accende il computer, fuma sul balcone, si incazza, si mette in malattia. Tutto fa, fuor che lavorare. E, in tutto questo scenario, il sindacato dove è?
Gigi Furini
domenica 27 aprile 2008
Appello contro lo stage come sfruttamento
Gli stagisti: giovani da avviare a una professione o strumento solamente per tappare i buchi a costo zero? Nel mondo del giornalismo, più che in altre realtà si assiste soprattutto a esperienze del secondo tipo. Al punto che i comitati di redazione - gli organismi sindacali di base dei giornalisti - protestano contro il ricorso agli stagisti perchè toglie occasioni di lavoro (sostituire i colleghi quando vanno in ferie) ai giornalisti disoccupati. Il conflitto in alcune testate si è risolto con il blocco degli stage, a discapito degli studenti delle venti scuole di giornalismo sparse in Italia per i quali i periodi di tirocinio nelle redazioni costituiscono condizione essenziale per ottenere il praticantato e accedere all'esame di Stato. L'Ordine dei giornalisti, preso tra l'incudine e il martello, ha deciso di vietare gli stage estivi dal prossimo anno (per saperne di più potete leggere qui). Luigi Furini, assieme ai giornalisti Eleonora Voltolina, Damiano Crognali, Alessandro Trevisani ed Elena Orsi sono i primi firmatari di un appello all'Ordine e alla Federazione nazionale della Stampa italiana (qui il testo completo) per chiedere che al problema sia data un'altra soluzione: retribuire ogni allievo praticante giornalista come un praticante normale e prendere, per i mesi in redazione, la metà dello stipendio che prenderebbe uno regolarmente assunto con l'art. 35 del Contratto nazionale di lavoro giornalistico.
Per sottoscrivere l'appello basta scrivere una mail all'indirizzo appellostagistigiornalisti@gmail.com.
Per sottoscrivere l'appello basta scrivere una mail all'indirizzo appellostagistigiornalisti@gmail.com.
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