Una recensione del libro "Volevo solo lavorare", scritta dal giornalista Fabrizio Buratto ha scatenato una valanga di commenti su Job Talk, il blog del Sole24Ore dedicato al lavoro.
Entro nel dibattito un po' in fretta perchè oggi sono molto incasinato. E' vero, spesso io vedo il bicchiere mezzo vuoto. Beati coloro che lo vedono sempre mezzo pieno. Leggo molti interventi sul negativismo, ecc... Io faccio due conti. Per combattere la precarietà ci vuole, prima di tutto, il lavoro. Dunque ci vuole lo sviluppo. Vi sembra che l'Italia sia in una fase di sviluppo? La più grande società di telefoni è finita agli spagnoli, le autostrade (vedi Benetton) potrebbero finire agli spagnoli (vedi Abertis), Alitalia dobbiamo regalarla ai francesi perchè nessuno la vuole e nessuno la sa gestire. L'energia elettrica la importiamo dall'estero (per l'85% dei consumi) perchè non abbiamo una politica energetica. Siamo un Paese vecchio dal punto di vista industriale e, per questo, subiamo più di altri la concorrenza dei cinesi e dei paesi in grado di produrre a costi bassi perchè hanno operai che guadagnano 1 euro l'ora. Ragazzi, signori, lettori del mio libro, io la vedo nera. Poi, magari, non è così. Poi, magari, viene la svolta e verrò smentito e sbertucciato e deriso. Però questo Paese è fermo, immobile. E ha un debito pubblico ancora in crescita (il dato è di stamattina, abbiamo superato 1.600 miliardi di euro). Basta così, devo prendere un prozac. C'è anche chi dice che le medicine non servono, che uno i problemi se li deve risolvere da solo, senza aiuti. E bravo. Fosse così facile. E' come dire a un fumatore di smettere di fumare, a un obeso di smettere di mangiare. Se vuoi ce la fai? Secondo me, e io nel tunnel ci sono finito, se non ti aiuti con le medicine non ce la fai. Poi, c'è chi ce la fa da solo, beato lui. ma sono in pochi. Adesso devo scrivere un articolo sull'Alitalia. Scusate, se volete ci sentiamo domani.
Grazie a tutti per gli interventi.
ciao Luigi Furini